VFdL, Tappa 2b, 16 ottobre 2020, da casa a Santa Maria del Monte (Varese), 21.2km, 7.06h


Eccomi di nuovo in cammino sulla via Francisca dopo la lunga pausa dal 19 settembre fino ad oggi. Sono partito verso le 8 sotto un cielo grigio e con una temperatura proprio freddina per recarmi al rendez-vous con Luciano. Decido di tagliare per il bosco per evitare il traffico del mattino e per incontrare meno gente possibile. Già, la vera sfida di questo Cammino non sarà tanto la strada da percorrere fino a Pavia, di modesta lunghezza e quasi tutta in pianura, quanto il rispetto delle norme comportamentali per evitare contagi da virus, e contagiare gli altri a mia volta.

Il bosco è silenzioso e saturo di umidità e profumi di essenze sconosciute. Sento addosso l’euforia del viaggio che sto per intraprendere, anche se la meta di oggi non credo mi offrirà molte novità visto che ne ho già percorsi molti tratti durante le mie uscitine solitarie durante il periodo di lock-down.

Mi incontro con Luciano al posto prestabilito e ci incamminiamo di buon passo lungo la ciclabile del Lago di Varese per poi piegare decisamente verso il monte e raggiungere la chiesa della SS. Trinità di Gavirate. Da qui parte la salita per raggiungere il sentiero 10, che percorreremo per tutta la sua lunghezza fino a Velate. Lungo il sentiero vediamo la devastazione che le piogge torrenziali, i temporali e le burrasche di vento di fine settembre hanno lasciato sul versante meridionale del Campo dei Fiori. Vediamo anche resti di alberi carbonizzati residuo del colossale incendio del 2017 e trasportati a valle dalla furia della acque. Spettacolo che sgomenta e cupo testimonio di come sta cambiando inesorabilmente il paesaggio in seguito ai recenti cambiamenti climatici.

Ci sediamo su degli scalini nell’abitato di Velate per consumare un veloce pasto prima di inerpicarci per la stretta valle del torrente Bellone che ci condurrà alla nostra meta. Il disivello da superare è di circa 400 metri nel mezzo di un bosco di castagni calpestando castagne, ricci e foglie dorate. Per lunghi tratti, scalinate antiche in cemento ci spezzano le gambe ma ci consentono anche di procedere più speditamente.

Finalmente raggiungiamo l’abitato di Santa Maria del Monte e l’albergo sacro monte dove passeremo la notte. Il panorama è bellissimo anche grazie agli ultimi raggi di un sole morente che alla fine è riuscito ad avere la meglio sulle nubi.

La nostra camera è freddissima. I radiatori sono freddi e rimangono tali malgrado il frenico ruotare delle manopole di regolazione del termostato. Il proprietario si da da fare ma con scarsi risultati. Cerchiamo di rincuorarci con una cena nutriente e da un buon bicchiere di dolcetto praticamente abbracciati al radiatore della sala da pranzo, l’unico in grado di diffondere un tepore decente. Poi non ci rimane che infilarci sconsolati e vestiti nel letto sotto una montagna di coperte, confidando che domani sarà un giorno migliore.

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