Giorno 19, 2 luglio 2020, un cammino che si chiude, è un altro che inizia….


A vacanza conclusa dal treno vedere
chi ancora sulla spiaggia gioca si bagna
la loro vacanza non è ancora finita:
sarà così sarà così lasciare la vita?

Recita cosi’ una bellissima poesia di Vivian Lamarque, e mi viene in mente mentre dal finestrino del Frecciarossa rivedo in lontananza i profili dei monti che ho risalito e ridisceso con molta gioia e qualche sofferenza. Lascio fisicamente queste terre a me parzialmente sconosciute ma che ho avvicinato intimamente con umiltà durante questo Cammino di ricostruzione. Ma non le lascerò nei miei ricordi, nei visi delle belle persone che ho incontrato alle quali va tutta la mia ammirazione e riconoscenza. Sono sicuro che la loro determinazione riuscirà a fare decollare il progetto del Cammino ad un livello di autosostenibilità. Anche se il pellegrino è un turista che consuma poco, è pur sempre una risorsa che alimenta un sostenuto passa-parola e che alla fine crea valore diffuso a beneficio di quei magnifici borghi e dei suoi abitanti. Mi rammarico di non avere conosciuto tutte le persone che si prodigano per il successo del Cammino, e la sicurezza dei pellegrini che lo percorrono.

Questo Cammino non è un cammino religioso come può esserlo quello di Santiago, o almeno come lo era all’inizio del tempo. È un Cammino di consapevolezza di un Italia che può solo sembrare minore dal punto di vista artistico ma che nulla ha da invidiare all’altra Italia del turismo di massa, per ricchezza culturale, gastronomica e di veracità intellettuale.

La presenza costante del rovo, ostile e spinoso, mi sembra potere rappresentare bene la realtà di queste montagne, di queste valli, di queste genti: come possono piante così scostanti fiorire e poi generare frutti così dolci e saporiti come le more? Solo chi persiste riuscirà a coglierne i frutti più lontani e protetti dalle spine più aguzze.

Il treno velocemente ha lasciato alle spalle i profili delle terre di Ciociaria, della Sabina, e del Spoletano. Ho avuto la sorpresa di avere il caro amico Ruggero a dividere il mio pranzo solitario a Roma tra un treno e l’altro. Un amico è veramente chi si rende disponibile a compiere l’ultimo tratto di strada per venire ad incontrarti.

Mi sento felice di avere completato la mia impresa, sto tenendo a freno il desiderio di intraprenderne altre quanto prima, ma voglio prima riflettere e fare tesoro degli insegnamenti che ho ricevuto in questi giorni. Mi affido ancora a San Benedetto perchè mi illumini con il suo esempio.

A presto e grazie del supporto di chi ci ha voluto leggere su queste pagine.

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