Il Cammino di San Benedetto: riflessioni conclusive


Ormai al termine del nostro viaggio, è  utile qualche riflessione.

Il cammino è, tra molte altre cose, un mezzo formidabile per conoscere la cosiddetta “Italia minore”. Lungi dall’essere svalutativa,  quest’espressione indica l’assieme di quei tesori artistici e paesaggistici custoditi dal nostro paese che restano largamente ignorati dai grandi flussi turistici. Tanto da poter dire che ben difficilmente li avremmo scoperti se non fosse stato per il cammino.

Questo è vero per tutti i cammini. Io ho percorso prima d’ora la Via Francigena (Fidenza-Roma) e il cammino Coast-to-Coast (Ancona-Orbetello) e posso testimoniarlo. Tuttavia molti dei luoghi attraversati da questi cammini costituiscono mete turistiche ben note ai viaggiatori tradizionali. Questo non vale (o vale molto meno) per il Cammino di San Benedetto. Borghi e bellezze naturali che si incontrano su questo cammino sono in buona misura sconosciuti al grande pubblico. Il valore aggiunto che il camminatore trae dal Cammino di San Benedetto in termini di scoperta delle bellezze più nascoste del nostro territorio è quindi superiore rispetto agli altri cammini.

Ma questo è solo un aspetto. L’altro aspetto da considerare è il reciproco del precedente, ovvero il contributo che il Cammino di San Benedetto porta alla valorizzazione e all’economia dei territori attraversati. In molti di questi luoghi di turisti se ne sono sempre visti pochi. Così gli abitanti si erano abituati a pensare che poco o nessun valore vi fosse custodito. Aggiungete a questo un’economia stagnante, la scarsità di posti di lavoro, l’emigrazione dei giovani più dotati, l’invecchiamento della popolazione, e capirete che il Cammino di San Benedetto sta portando in molti dei luoghi attraversati una ventata d’aria fresca. La vista dei camminatori con lo zaino in spalla che si soffermano a guardare con meraviglia i panorami dei monti e delle valli, o che ammirano gli antichi monumenti, le espressioni di delizia riservate ai cibi serviti in generose porzioni nelle trattorie, tutta roba a chilometri zero, tutto questo e molto altro sta spingendo i cittadini locali a fare delle riflessioni. La prima è di essere rimasti troppo a lungo seduti su un grande tesoro senza essersene accorti. I pellegrini sono diventati i preziosi testimoni di una realtà e di prospettive nuove! Non si tratta tanto dei soldi che portano (ancora pochi nella dura situazione post-Covid), quanto della consapevolezza che c’è moltissimo da fare e tanti stanno provando a farlo. Stanno equipaggiando le case per l’ospitalità, attaccano cartelli nei boschi per segnalare i sentieri, ampliano gli orari di apertura di chiese e musei, offrono ai pellegrini ottimi menù nelle trattorie… Inoltre i pellegrini trovano qui gente simpatica e ospitale che si fa in quattro per soddisfare ogni loro richiesta. Ti fermi ad un incrocio dubbioso su dove andare, e qualcuno subito appare ad un balcone per indicarti la via. In piena campagna trovi chi ti offre acqua freschissima e ti invita in casa per un liquorino con una fetta di crostata. Trovi gente che ti porta gratuitamente lo zaino a destinazione. E tanta disponibilità a fare due chiacchiere, a raccontarti sul loro borgo cose che non sono scritte su alcuna guida. Tutte attenzioni che noi camminatori non avevamo ricevuto da nessuna altra parte!

Questo quadro così positivo ha la sua faccia negativa. La consapevolezza tardiva dei grandi tesori di un territorio rimasto turisticamente sottosviluppato non sana i danni prodotti nel passato. Borghi con centri storici bellissimi circondati da orrende periferie, traffico automobilistico insensato fin nei vicoli più angusti, ogni minimo spazio occupato da auto parcheggiate a ridosso di luoghi carichi d’arte e di storia.

L’altro giorno ero ad esempio nella meravigliosa abbazia circestenze di Casamari. Nello stupendo cortile erano parcheggiate non meno di 100 auto in quanto nell’abbazia era in corso un funerale. Anzitutto chi ha detto che debbano essere consentiti funerali in un preziosissimo bene artistico che è patrimonio di tutti? Posto anche che il funerale dovesse aver luogo a Casamari, il permesso di sostare davanti alla scalinata non avrebbe potuto essere limitato al carro funebre, obbligando parenti e amici a mettere l’auto nel grande parcheggio posto proprio davanti all’ingresso dell’Abbazia? Non vi è ragione alcuna che neppure il Presidente della Repubblica non debba entrare a piedi in una tale bellezza, un atto di rispetto dovuto.

Abbiamo invece visto case e condomini moderni costruiti senza alcun rispetto dell’ambiente e dei contesti urbani, campagne devastate da case, fabbriche, ponti, strade, tralicci dell’alta tensione sparsi in giro senza criterio.

Villa non terminata nella campagna di Casamari

Città murate di grande bellezza come Vico hanno visto le mura fagocitate da abitazioni private con la perdita di ogni caratterizzazione paesaggistica e urbanistica. Gli abitanti di Vico dovrebbero confrontarsi con Monteriggioni. Con una popolazione 5 volte superiore, quest’ultima mantiene la meravigliosa cinta muraria medievale completamente integra e isolata dall’abitato. La cittadina toscana gode di un turismo di alto livello tutto l’anno e la popolazione ha un reddito pro-capite superiore a quello di Milano.

Tra le cose che abbiamo visto ci ha inoltre stupito la situazione della SP7 tra Arpino e Roccasecca, una delle carrozzabili più belle d’Italia per il meraviglioso paesaggio in cui è inserita, in ottimo stato di conservazione ma inspiegabilmente chiusa da 11 anni, probabilmente per insensati progetti di allargamento della sede stradale e creazione di viadotti bloccati da qualche saggio amministratore. Lavori del tutto inutili per una strada con destinazione prevalentemente panoramica e turistica.

SP7 chiusa da 11 anni

Altre osservazioni riguardano alcune abitudini della popolazione che sono intollerabili in un contesto di turismo culturale europeo. I bordi delle strade urbane ed extraurbane sono costellati di rifiuti altamente inquinanti come bottiglie di plastica, pacchetti di sigarette, packaging di ogni tipo, sacchi di plastica, spazzatura, rottami abbandonati. Sono probabilmente milioni i mozziconi di sigarette sparsi dovunque nelle piazze e nelle strade dei borghi d’arte, mozziconi ognuno dei quali ha un tempo di dissolvimento di oltre 10 anni.

Un’altra abitudine intollerabile ormai scomparsa da tutti i paesi civili è quella di abbandonare dovunque gli escrementi dei cani. Uscendo da Arpino al mattino presto ne abbiamo incontrati per strada centinaia.

Queste annotazioni (certamente non esaustive) non intendono essere svalutative, bensì sottolineare un problema che a nostro avviso esiste. Le popolazioni a sud di Roma non sembrano amare la propria terra abbastanza da rispettarla ed accudirla così come si rispetta ed accudisce la propria casa. Questo non è problema di amministratori incapaci, è anzitutto responsabilità dei cittadini. Nessuno butterebbe un mozzicone sul pavimento della propria sala da pranzo, e tantomeno permetterebbe al proprio cane di defecarvi. Nessuno parcheggerebbe la propria auto in camera da letto; perché parcheggiarla davanti alla scalinata della cattedrale della propria città?

Il vero salto di qualità del turismo in queste bellissime zone d’Italia potrà avvenire attraverso un atto d’amore della gente verso la propria terra. Rispettare il territorio, riparare i danni riparabili, evitare di farne di nuovi. Il culto della bellezza sarà la chiave del successo. Abbiamo visto segni positivi in questa direzione. Occorre fare di più.

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