Giorno 15, 28 giugno 2020, Tappa 13, da Collepardo a Casamari, 25.5 km, 9h 10min


Una notte passata in un posto magico, al B&B La casa d’Ivy a Collepardo. Giorgio, il marito di Ivana, é un architetto ed un serio collezionista di modernariato e oggetti anni ’60 e ’70 che vengono da lui stesso trasformati aggiungendo altre funzionalità che impreziosiscono la collezione senza mai scivolare nel kitch. Vuoi il Juke-Box, o l’armadio dentro il Frigidaire con la leva a scatto, o la tanica di benzina metallica trasformata in cassa per altoparlanti, o gli orologi, le macchine fotografiche, persino trenini elettrici ed un personal computer della Olivetti, tutto é meticolosamente raccolto ed armonizzato con l’ambiente. Non ci vuole molto per portarci nel suo garage ad ammirare una Fiat 850 Coupé seconda serie 1972, gialla e una Lancia Fulvia coupè grigio argento. Troviamo anche una Lambretta del 1955 e altri motorini. Decisamente una coppia molto interessante. Al B&B di Ivana ritroviamo Angela e Stefania, con le quali programmiamo di fare la prossima tappa insieme partendo prestissimo per evitare il caldo.

Iniziamo quella che si preannuncia una lunga giornata di cammino alle 6:10 con sveglia alle 5:30 e splendida colazione servita dalla nostra premurosa Ivana, la quale decide addirittura di accompagnarci per un pezzo di strada. Altra Amica del Cammino molto disponibile alla quale questo Cammino e noi stessi dobbiamo molto.

Dopo una manciata di chilometri su per una durissima salita arriviamo alla Certosa di Trisulti, chiusa per il Covid, ma che sappiamo essere stata aperta ieri per farla visitare ai pellegrini illustri che continuano a precederci. Non nascondiamo la nostra stizza per essere considerati pellegrini di classe B, ma tant’è, non vale la pena arrabbiarsi che tanto non serve a niente.

Subito dopo comincia per me un’agonia per il dolore martellante soprattutto al ginocchio sinistro che mi impone di rallentare soprattutto in discesa. Il percorso è tutto un saliscendi per vallate verdissime inframmezzate da cascine di pastori o campi coltivati a foraggio. Non mi sento bene, e il sole martellante non mi dà tregua. Ma si va avanti. Dopo 7 ore, sono pronto a tirare fuori il pollice per fermare qualche macchina lungo la provinciale, ma voglio tenere duro. Cammino insieme ad Angela e Stefania che mi seguono fedeli mentre Oscar ha voluto accelerare il passo durante le (moltissime) salite ed è considerevolmente avanti a noi. Consulto spesso le tracce GPS perché i sentieri mancano spesso di segnaletica, o se ci sono, sono ambigue. Alle 15:30 vediamo un bar vicino ad una stazione di servizio, e Angela contratta un passaggio da un buon diavolo di nome Luca fino alla nostra destinazione, cioè le Suore Cistercensi di Casamari nel cui convento passeremo la notte. Mancavano solo due o tre chilometri ma quel passaggio ha fatto la differenza tra lo stramazzare al suolo oppure su di un letto preparato dalle amorevoli cure delle monache Ugandesi.

Mi accorgo quando ci trasciniamo fuori per andare a mangiare una pizza, che non ho fatto molte foto oggi. Urge comunque una strategia per riuscire ad andare avanti per le prossime tre tappe. Ma ne parlerò un’altra volta.

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