Giorno 13, 26 giugno 2020, Tappa 12, da Trevi nel Lazio a Fiuggi, 13.2 km, 5 h, poi ad Anagni in auto


Un amico mi scrive: “… ti invidio per la possibilità che hai di lasciarti sorprendere dalla bellezza che comunque ti circonda…”. È vero, l’esperienza di un Cammino mette sempre in contrapposizione la commiserazione per se stessi, per la fatica, per i dolori muscolari e delle articolazioni, con la contemplazione della bellezza intorno a noi. Se si riesce a minimizzare il proprio disagio, si guadagnano immensità e sentimenti quasi infantili di felicità.

La tappa di oggi è una variante della tappa 12 che secondo il tracciato del CsB da Trevi condurrebbe direttamente a Collepardo attraverso i borghi di Guercino e Vico nel Lazio. Noi invece arriveremo a Collepardo domani, e oggi facciamo una deviazione per Fiuggi per incontrare Pio, un caro amico di scorribande giovanili di Oscar, e testimone di nozze di Oscar e Carla nel 1971. Pio, originario della provincia di Frosinone ci preleverà in macchina e ci farà da cicerone per la bassa Ciociaria.

Partiamo di buon ora per una traversata che a sentire gli abitanti di Trevi si preannuncia come un gioco da ragazzi, una cosetta da tre ore al massimo, ma che invece a giudicare dai profili altimetrici e avendo avuto già qualche esperienza con i sentieri appenninici locali, pensiamo sia più impegnativa del previsto. Primo check-point alla cappella della S.Maria del Portello, dove impariamo la storia dell’abigeato del Ciolli.

Secondo check-point all’arco di Trevi, postazione doganale d’epoca romana, sulla strada che conduceva a Treba, antico nome latino di Trevi. L’arco realizzato con pietre squadrate sorge solitario nel punto più alto del percorso, circa a 1000m di quota.

Dopo poco arriviamo alla SR411 punto in cui ci separiamo dal tracciato del Cammino per dirigerci su Fiuggi seguendo un sentiero del CAI, ma di scarsa o addirittura assente manutenzione. Ben presto il sentiero si manifesta per quello che realmente è, cioè per una via di transumanza delle mandrie che dalla valle risalgono per pascolare nei bellissimi prati in quota.

È necessaria una riflessione a questo punto. Quando nelle guide si legge di sentieri che ripercorrono le antiche vie di transumanza, bisogna abbandonare le bucoliche immagini di pastorelli che suonano lo zufolo, sdraiati sui prati verdi circondati da mucche immacolate che brucano incuranti dei cani che incrociano felici per aiutare il pastore. La realtà è brutale: le vie di transumanza, peggio se sono antiche, non sono altro che vie di…escrementi e fango! Come già riscontrato tra Leonessa e Poggio Bustone, il sentiero è a tratti abbellito da simpatici laghetti di cacca ed altri liquidi che ci costringono a lunghe deviazioni negli sterpi e nei rovi, rallentandoci considerevolmente. Altra riflessione riguarda i percorsi che dovrebbero essere in discesa ma che invece sono continuamente inframmezzati da ripide salite ammazza-gambe, assolate e sassose. Arriviamo al punto d’incontro con Pio in 5 ore anziché le 3 previste dai Trebani.

Finalmente, confortevolmente seduti e con gli zaini nel baule della macchina ci concediamo una carbonara ed una passeggiata per Fiuggi.

Proseguiamo poi per Anagni, la città dei 4 Papi, dove arriviamo alle 16 per l’appuntamento con Samantha, la nostra hospitalera per la notte. Ci ha sistemato in due appartamentini molto graziosi e ospitali nel centro storico. Ad Anagni non si vedono spesso dei pellegrini, soprattutto conciati come noi. Visitiamo le bellezze della città, come sempre semi-chiuse: “Aperto sabato e domenica” leggiamo sul portone del palazzo di Bonifacio VIII, e poi si lamenta perchè lo hanno preso a schiaffi! La basilica invece è aperta e ci offre una ventata di fresco e di spiritualità diffusa.

Aperitivo e cena al Ristorante del Gallo locale storico, aperto dall’oste Vincenzo Pampanelli alla fine dell’ottocento, in una famosa casa-torre del 1300. Il riferimento al volatile non deve trarre in inganno: qui il ‘gallo’ identifica la casa dove abitò e mori il francese Thiers d’Hiricon, il Gallo appunto, cavaliere di ventura che insieme ad altri due altri gaglioffi, prese parte alla spedizione punitiva contro il Papa Bonifacio VIII complottata dalla famiglia Colonna contro i Caetani. Incuranti delle passate vicende, facciamo secca una buona bottiglia di Cesanese del Piglio e andiamo a dormire.

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