Giorno 2, 15 giugno 2020, Tappa 1, da Norcia a Cascia, 18.2 km, 5h,10min.


Notte agitata passata in gran parte a sfuggire all’abbraccio di alcune fette di salame agliato, residuo della cena di ieri sera e che hanno insistito per infilarsi nel letto insieme a me. Decidiamo comunque di muoverci di buon ora, per battere sul tempo la pioggia annunciata per le 11. Intanto ingollo la mia dose mattutina di Ibuprofene 400mg per consentirmi di indossare gloriosamente la mia gonalgia bilaterale e portarmela in giro senza dolori eccessivi. Alle 7 sollecitiamo Andrea per un caffè e qualche biscotto e poi iniziare a camminare. Ci saluta amichevolmente alla porta del Capisterium e con un’altro clic dietro di noi il cancelletto pedonale si richiude. Siamo sulla strada.

Il sentiero è ben segnato e si addentra nella piana. Sono curioso di vedere dove allevano i maiali, visto che a Norcia credo tutti sono “norcini” cioè macellai di Norcia. Tantissimi stabilimenti per la produzione di salumi, ma di allevamenti neanche l’ombra. Chissà perché ma questo clima nebbioso e ovattato non lascia traspirare alcun odore tanto da farmi sospettare di avere contratto il contagio da coronavirus. Finalmente invece ecco che il tipico lezzo si sparge nell’aria, ed io tiro un sospiro di sollievo. Evviva gli odori della campagna! Proseguiamo per circa 6 km nella piana di Norcia e poi, passato Piediripa, la strada gira decisamente a destra e si inoltra tra le montagne.

Quasi arrivati al passo a circa 1000 m di quota, ci coglie immancabile la pioggia ma siamo sufficientemente bardati per la bisogna. Ecco infatti che si avvicina Igor che ci apostrofa dicendo: “Casciululì, Norciululà” facendoci capire che siamo sulla strada giusta!

Lungo la strada, a Fogliano troviamo un delizioso B&B, Il Casale di Ginetto, 0743-76215 gestito da una bella famiglia con la mamma in cucina ed il papà e i due figli grandi a curare la sala.

Purtroppo il lunedì è giorno di chiusura. Ci apre comunque il figlio Ivan e ci sorseggiamo una birra alla quale Ivan gentilmente accompagna alcune piccole meringhe. Una pausa meritata ma anche molto interessante parlando con Ivan di come il Covid sia stata un’emergenza molto peggiore del terremoto del 2016. I turisti ancora non ci sono e in luglio-agosto, mesi in cui facevano il tutto esaurito negli anni precedenti, ora hanno giusto una manciata di prenotazioni. Auguriamo ad Ivan buona fortuna mentre lui insiste per scattarci una foto, ma senza di lui per evitare assembramenti.

A Fogliano spunta un tiepido sole e ci aiuta ad asciugarsi e a scaldarci, più di quanto non avesse già fatto già la birra. Dietro le ultime curve ci appare la cittadina di “Cascia, dove l’ansia si accascia!” (orrendo gioco di parole ma troppo irresistibile per non postarlo qui). Prima di recarci al B&B Palazzo Sassatelli, scelto per passarci la notte, pensiamo di fermarci prima a mangiare due fili di pasta al Ristorante Il Caminetto, abbastanza deludente ma con abbondanti porzioni decisamente untuose. Oscar si dispiace di avere mangiato male proprio oggi che è il giorno del suo compleanno.

Myriam discendente dei nobili proprietari del palazzo Sassatelli, ci viene ad aprire scendendo a rotta di collo scalinate strette e ripidissime, che noi invece risaliamo molto, molto lentamente fino a raggiungere il letto dove ci lasciamo andare ad un sonno ristoratore. Cascia è un po’ deludente così dipendente dal business associato alla devozione per Santa Rita, con enormi e orrendi fabbricati intonacati devoluti ad ospitare conventi e monasteri e senz’altro foresterie religiose per i devoti che qui giungono da tutt’Italia.

Prenotiamo la cena alla Trattoria degli Appennini, un posto un po’ defilato ma raccomandatoci da Myriam. Giunti sul posto, sulle prime pensiamo di squagliarcela, vedendo il locale così anonimo e temendo ancora una fregatura come per pranzo. Invece entriamo e siamo accolti dal vocione rassicurante di Walter che ci rimane subito simpatico. Ovviamente non ha ne’ prosecchi importanti ne’ bottiglie pregiate di Sagrantino con cui Oscar avrebbe voluto finalmente brindare per il suo genetliaco. Ma quello che ha ce lo offre semplicemente e con il cuore. Ci troviamo a scambiare due parole con la sua famiglia, la mamma Nicolina in cucina insieme alla moglie Lucia, Walter con il papà Adelmo in sala ad accogliere i (pochi) clienti.

Ottima cena con lasagne leggerissime e tagliatelle al capriolo in bianco, seguito da una trota spinata, specialità locale nel simpatico locale di Walter: una eccellenza dell’ospitalità genuina che rende merito ad i mille sacrifici di piccole realtà familiari di un Italia minore ma ricca di tradizioni da salvaguardare.

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