VFdL, Tappa 7, 21 ottobre 2020, da Morimondo a Pavia, 34 km (+6.7 km in giro per Pavia), 8:21 hrs

Scrivo questo post mentre sono gia’ arrivato a casa, al riparo dalla pioggerellina autunnale che da ieri sera ha cominciato a cadere incessantemente, in perfetto sincronismo con il nostro rientro da Pavia, per fortuna ancora all’asciutto. Il fuoco arde nel camino, un pezzo jazz si diffonde per la stanza al calduccio, ma con un caffe’ in mano e con il naso alla finestra comincio a fantasticare sul prossimo viaggio, la prossima primavera ormai, sia per il clima sia per le restrizioni imposte dalla pandemia COVID. Penso che il punto di partenza questa volta potrebbe essere proprio Pavia, proprio per onorare il classico motto del viandante: “Ogni arrivo, e’ anche una partenza”. Da Pavia c’e’ solo l’imbarazzo della scelta: da li infatti partono la Via Francigena sia verso Roma che verso Canterbury, Il Cammino di S. Agostino verso nord a Milano e fino a Monza, La Via degli Abati che va a Pontremoli e prosegue fino a Lucca con la Via del Volto Santo, oppure la Via del Sale per Varzi fino a Portofino.

Ma forse prima di divagare, e’ meglio ricollegare i ricordi per descrivere la tappa che ci ha condotto a Pavia partendo dall’affascinante borgo abbaziale di Morimondo. La Foresteria dove alloggiamo non fornisce colazione la mattina e per non fare la strada a ritroso percorsa la sera prima per arrivare a Morimondo, dove peraltro non ci sono ristori o bar aperti la mattina presto in questa stagione, decidiamo di tagliare per i campi e puntare verso qualcuna delle altre cascine trasformatesi in piccoli centri e disposte lungo la provinciale. In effetti la strada segnata avrebbe costeggiato ancora per un lunghissimo tratto il naviglio Bereguardo, bellissimo senza dubbio, ma che a lungo andare diventa monotono.

Sincronizziamo la partenza con l’orario di apertura della chiesa abbaziale di Morimondo per avere la possibilita’ di una visita di buon auspicio prima della lunga tappa. La chiesa, esempio maturo di stile cistercense che importa gia’ qualche elemento di gotico lombardo, e’ stata eretta nel 1182, e fortunatamente ha conservato nel tempo tutta l’essenzialita’ della concezione spirituale del tempo resistendo bene alle modifiche del Rinascimento e del Barocco. Anche la struttura esterna con mattoni a vista si pone come elemento ricorrente di moltissime altre costruzioni del territorio.

Ci incamminiamo attraverso i campi bagnati di rugiada per tratturi e strade campestri seguendo solo il nostro navigatore, il quale non riporta fedelmente l’intrico di passaggi sopra gli abbondanti rigagnoli e corsi d’acqua e quindi nostro malgrado ci troviamo piu’ volte fuori strada, rincorsi dai cani delle fattorie e apostrofati in modo non propriamente gentile dai villici, che ci ingiungono di fare lunghe deviazioni. Troviamo finalmente a Basiano una trattoria con un proprietario scorbutico che ci indica di proseguire fino a Fallavecchia, dove c’e’ un negozio di alimentari ed un’altra trattoria.

Fallavecchia si rivela un borghetto ottocentesco edificato in vari complessi rurali intorno ad una chiesa, varie abitazioni dell’epoca, stalle con simpatiche mucche e vitelli nonche’ finalmente un posto dove riposare un poco e farci la colazione con una fetta di crostata e farci preparare due panini al prosciutto per il viaggio.

Riprendiamo il cammino lungo il naviglio per ben 13 km (2.5h circa) circondati da campi di cereali a vista d’occhio finche’ non ci riposiamo sulle panchine intorno al monumento ai caduti di Bereguardo per sbranarci il panino innaffiato da una buona birra rossa (e anche molto cara) alla Birreria il Boccale del Conte. I rimanenti 16km si snocciolano pigramente attraversando fattorie e antiche cascine come la fattoria Moriano con annessa chiesa dei SS. Pietro e Paolo, e poi per vie carrozzabili poco piacevoli, fino alla periferia di Pavia, dove, a San Lanfranco, si prende un piacevolissimo percorso a ridosso del maestoso fiume Ticino lungo un parco pubblico. Alla fine il famoso ponte coperto ci segnala che la fine del percorso e’ ormai giunto.

Poche centinaia metri ci separano dall’Ostello di S, Maria di Betlem dove passeremo la notte, ma non prima di concederci una cena di celebrazione del compiuto cammino alla Antica Trattoria Ferrari a Borgo Ticino, con una discreta bottiglia di Bonarda Mazzolino.

Il treno per rientrare a casa parte verso mezzogiorno della mattina dopo, e cogliamo quindi l’occasione di bighellonare a zonzo per questa cittadina cosi’ piena di storia, ma soprattutto per recarci a San Pietro in Ciel d’Oro a ritirate il Testimonium, cioe’ l’attestato rilasciato dal Priore del Convento degli Agostiniani ai pellegrini che presentano le credenziali di avvenuto percorso. La antica Ticinum, citta’ delle Cento Torri, ora ne ha ben poche da mostrare: tre sono in prossimita’ dell’Universita’, una tra le piu’ antiche del mondo, fondata nel 1361, e mentre passiamo fanno da sfondo alle foto di laurea di qualche studente. Una quarta, in prossimita’ del Duomo, e’ crollata rovinosamente nel 1989 facendo numerose vittime e di cui ora rimane solo la campana originaria.

Nella cripta di S. Pietro in Ciel d’Oro (Cieldauro dice Dante nel X canto del Paradiso) scopriamo le tombe di Severino Boezio, citato appunto nel versetto di Dante, importanti Re Longobardi come Liutprando, e in ultimo l’Arca mausoleo di S. Agostino da Ippona (Algeria).

Cosi’ termina anche questo viaggio, tra il piacere del ritorno a casa e la nostalgia di questi giorni passati tra i fitti boschi prealpini, e sconfinate pianure agricole, tra i ruscelli prepotenti delle vallate del Campo dei Fiori e tra il placido fluire dei navigli della bassa lombarda. Un tributo alla mia provincia ed alla mia regione, di cui ho scoperto scorci e frammenti di storia molto interessanti. Un tributo importante in questo mio desiderio di conoscenza del mio paese attraverso l’esplorazione lenta del camminatore curioso.

VFdL, Tappa 6, 20 ottobre 2020, da Castelletto di Cuggiono a Morimondo, 26.4 km, 7:14 hrs

Tappa meravigliosa! A pari merito con la prima, da Lavena a Ganna, e benchè decisamente più lunghetta, vale assolutamente il viaggio. Il naviglio ed il paesaggio che attraversa, rievocano le gesta di epiche battaglie tra i Visconti ed i Torriani per il dominio di queste terre irrigue da una rete di canali e chiuse che convogliano sapientemente l’acqua nei vari appezzamenti agricoli. Ancora oggi molti di questi sistemi sono in uso, e le rispettive saracinesche portano stampigliati i nomi delle cascine cui l’acqua è destinata.

Il naviglio è stato anche e soprattutto una via di comunicazione tra il Ticino ed il lago Maggiore con Milano per persone e merci. Le innumerevoli chiuse e le “conche”, cioè aree di svincolo per le varie chiatte in attesa di passare, lo testimoniano a tutt’oggi. A volte sembra anche di vedere Leonardo da Vinci aggirarsi pensoso in questi luoghi che videro realizzate molte delle sue ingegnose ìnvenzioni idrauliche.

Siamo partiti sotto l’auspicio di una giornata nuvolosa secondo le previsioni e invece l’alba si è aperta offrendoci una tavolozza di molte varietà di rosa.

Abbiamo perlustrato un po’ la splendida ristrutturazione del convento, scoprendo una camera interamente affrescata e lasciata quasi intatta da cui i monaci infermi potevano assistere alla messa tramite una finestrina aperta sulla chiesa sottostante. Il buon Franco intanto ci aveva approntato una robusta colazione, e alle 8:30 ci siamo incamminati lungo l’alzaia del Naviglio Grande che ci accompagnerà per circa 16 km fino ad Abbiategrasso.

L’aria frizzante della mattina condensa la superficie del naviglio con una leggera nebbiolina, creando un’atmosfera irreale quasi mistica. Ci carichiamo di entusiasmo e buone aspettative per la giornata, dopo la delusione di quella di ieri.

Da Robecco a Cassinetta di Lugagnano é tutto un susseguirsi di belle ville e dimore storiche, inframmezzate da cascinali stupendamente ristrutturati.

Ad Abbiategrasso ci beviamo una buona birra ambrata e finiamo le nostre scorte di frutta in un bar vicino all’ingresso della ex-Mivar, storica fabbrica di televisori, che è stato il mio primo cliente di giovane venditore Texas Instruments nel giugno 1978.

Ci incamminiamo lungo il naviglio di Bereguardo lungo un alzaia dritta dritta, interrotta qua e là da chiuse che probabilmente derivate direttamente da progetti leonardeschi.

Arriviamo a Morimondo nel primo pomeriggio un po’ provati e non riuscendo ad individuare subito l’ingresso della Foresteria dell’Abbazia dobbiamo telefonare perchè ci vengano a prendere. Alla fine scopriamo che la Foresteria è ospitata all’interno del Municipio che a sua volta usa i locali dell’ex-convento ristrutturato. Saliamo varie rampe di scale con viste su chiostri che circondano giardini interni molto ben curati, e con statue di Madonne e di Santi sparse per i corridoi. Alla fine riusciamo a farci una doccia rigenerante e a prenotare la cena alla Trattoria La Grancia all’interno di uno dei vari cortili del complesso monastico cistercense: risotto ai funghi porcini e luganega in umido con cavolo nero.

Domani la tappa finale con arrivo a Pavia, nostra destinazione finale. Sarà un’altra giornata impegnativa, ma sto bene e sono sicuro che ce la farò alla grande. Buena Noche.

VFdL, Tappa 5, 19 ottobre 2020, da Castellanza a Castelletto di Cuggiono, 21.6km, 6:10 hrs

É proprio vero che la stanchezza é il miglior sonnifero e anche questa volta é riuscita a fare passare la notte con molte ore di sonno malgrado il rumore di traffico sulla strada sottostante le nostre finestre. Rinuncio a fare la doccia in risposta all’acqua che rinuncia persino a diventare appena tiepida. La colazione é rigorosamente stantia con brioches della consistenza del marmo. Ci mettiamo infine in marcia verso le 9 sotto un cielo grigio pallido e qualche badilata di nebbia. Dobbiamo attraversare tutta Legnano e Castellanza per arrivare fino all’ingresso del Parco Alto Milanese.

Vediamo subito molti scoiattoli che non riusciamo a riprendere ma che sembrano convivere alquanto a loro agio con gli sparuti visitatori, molti a spasso col cane, moltissimi in tenuta da jogging o in bici.

Finito l’idillio con il parco, entriamo subito a contatto con la realtà sconcertante dell’hinterland milanese, dove moltissimi capannoni industriali, alcuni in operazione, ma molti in vendita o comunque apparentemente deserti delimitano larghissime porzioni di territorio abbandonate a se stesse e alla dilagante maleducazione di chi getta rifiuti di ogni genere a tonnellate ai bordi delle strade. Uno spettacolo a dir poco rivoltante e che la dice lunga sulla civiltà di molti Italiani.

Il percorso attraverso il territorio comunale di Buscate è veramente orribile: quando non si passa tra le discariche abusive, si devono superare avvallamenti sulla strada pieni di acqua e fango, spesso da aggirare camminando su strati di rifiuti indicibili, oppure transitare su strade asfaltate molto trafficate anche da mezzi pesanti e molto pericolosi. Interessanti imprecazioni da parte di chi ha forse subito dei torti, fanno da contorno ad un paesaggio che poi non  sarebbe così male tra campi coltivati e greggi al pascolo.

A dispetto di come tratta il suo territorio, il centro abitato di Buscate è sufficientemente accogliente per convincerci ad una sosta con un panino e caffè.

Per fortuna Cuggiono, il paese successivo, è già parte del Parco del Ticino, il che sembra garantire una maggior cura del territorio senza rifiuti in giro. Arriviamo alla Scala di Giacobbe, il nostro rifugio per la notte verso le 15 quando Franco ci accoglie e dopo averci registrato ci mostra i nostri alloggi.

La Scala di Giacobbe, piccolo complesso monumentale sito a Castelletto di Cuggiono, in provincia di Milano, si è sviluppato accanto ad un’antica cappella, dedicata ai Santi Giacomo e Filippo. In epoca imprecisata, ma verosimilmente nella seconda metà del sec. XIV, i religiosi dell’ordine dei Domenicani giunsero nel piccolo borgo forse in seguito a donazioni o lasciti di persone colpite dalla “peste nera” che imperversò in quel tempo nell’intera Europa; o forse semplicemente per sfuggire al contagio che era più probabile nelle città, i frati uscirono da Milano e vennero a fondare questo convento che dedicarono a S. Rocco.

Ora è un complesso di edifici finemente restaurato che ospita il decanato di Càstano, con alloggi per i clero, foresteria e convegni in tutto l’arco dell’anno.

Franco ci viene a prendere per condurci a Cuggiono per cena, visto che il lunedì sera i tre ristoranti di Castelletto sono contemporaneamente chiusi. E vabbe’, fare sistema non é italica virtù. A domani!

VFdL, Tappa 4, 18 ottobre 2020, da Castiglione Olona a Castellanza, 21.2 km, 6:41 hrs

Decidiamo di partire alle 8, un po’ perche’ nell’Ostello non c’è la possibilità di fare una vera e propria colazione, e un po’ perché Luciano ci tiene a vedere la partita del Cagliari (di cui è tifoso) contro il Torino alle 15. La speranza è stata di girare l’angolo e trovare un bel bar con ogni ben di dio. Speranza disillusa quasi immediatamente, visto che il sentiero si inoltra quasi subito lungo il fiume Olona, senza traccia di presenze umane dietro a qualsivoglia bancone di negozio.

Seguiamo il tracciato della antica ferrovia della Valmorea, costruita nel 1904 per collegare Castellanza con Mendrisio in Svizzera con un progetto internazionale sia per il trasporto merci che di passeggeri. Varie vicissitudini quali il blocco delle frontiere nel 1930, hanno parzializzato il tracciato terminandone la tratta alla stazione di Malnate. Nel 1977 venne totalmente dismessa, ma alcune tratte vennero limitatamente riattivate da Malnate fino a Mendrisio per operare saltuariamente rievocazioni turistiche dei viaggi di una volta con motrici a vapore. Recentemente la tratta Stabio – Mendrisio è stata rilevata dalle FFSS, con raddoppio dei binari per il collegamento con Varese e l’Aeroporto della Malpensa. La tratta invece che abbiamo percorso oggi è praticamente interrata e trasformata in una pista ciclopedonale ma senza rimuovere i binari che affiorano in vari punti.

Per tutta la tratta non ci sono punti di ristoro malgrado le frotte di joggers e di biciclettari domenicali che affollano il sentiero. Non avevo previsto la popolarità di questo tratto di strada, altrimenti avrei evitato fermamente di percorrerlo di domenica. Praticamente digiuni, tiriamo fuori le scorte di barrette energetiche, grana e cioccolato e andiamo avanti lungo la ciclabile passando sotto ponti maestosi ed incombenti. Tutti i centri abitati sono in alto sopra i ripidi argini del fiume.

Luciano mi racconta le sue esperienze come amministratore di un piccolo comune confinante col mio, di tutti i lacci e lacciuoli che bloccano qualunque iniziativa di intervento radicale nei confronti del vandalismo, delle discariche selvagge, dei ragazzi quindicenni ubriachi che insozzano di notte i parchi pubblici distruggendo le attrezzature, e delle loro famiglie che negano la responsabilità di educarli. Ma Luciano é tenace e non demorde.

Viene spontaneo il confronto con i piccoli borghi incontrati in centro Italia lungo altri Cammini. La dove si respira la voglia di risorgere puntando sul turismo anche povero, quello pellegrino, con progetti, iniziative e piccoli investimenti nell’accoglienza e nella ristorazione, qui troviamo paesi abituati alla ricchezza derivante dai grandi investimenti industriali e tecnologici, e quindi molto poveri di attrazioni turistiche, ora si trovano in difficoltà a trovare una nuova sorgente di reddito e quindi danno un’immagine di tristezza, e di rassegnazione. Per chilometri le rive dell’Olona sono costellate di resti post industriali di fabbriche in disuso e abbandonate, spesso diroccate e contribuendo decisamente a testimoniare un passato recente di lavoro e ricchezza ma irrimediabilmente perso. Certo uno spettacolo poco edificante.

Finalmente arriviamo a Castellanza, dove ritroviamo qualche trattoria aperta e decidiamo di farci due fili di pasta. Al ristorante Gardenia, la signora Maria Rosa ci convince ad assaggiare le sue pappardelle con i porcini, purtroppo solamente passabili. In compenso ci offre alcuni cioccolatini insieme ad un liquorino di erbe, e possiamo quindi affrontare la poca strada che rimane fino al semplice Albergo Roma a Legnano dove passeremo la notte e Luciano potersi finalmente vedere la partita. Colgo l’occasione della partita in TV per la quale non sento alcun trasporto, per andare da un lavasecco a gettoni nei dintorni, e ripulire tutto il guardaroba nello zaino.

Domani arriveremo sulle rive del Ticino a Castelletto di Cuggiono, e da lì andremmo dritti dritti lungo i navigli fino all’Abbazia di Morimondo e a Pavia.

VFdL, Tappa 3, 17 ottobre 2020, dal Santa Maria del Monte a Castiglione Olona, 24.6km, 6:16 hrs

Mattinata spettacolare! Anche dopo una notte passata al freddo in una camera non riscaldata con una temperatura esterna di 9 gradi ed una interna non molto superiore, la magnifica vista dalla terrazza dell’albergo ristora lo spirito e dissipa la fatica.

Mi sono svegliato alle 7 per non perdermi l’occasione di partecipare alla Santa Messa mattutina nel Santuario, e prendermi una sana benedizione per me e tutti i miei cari, che in un modo o nell’altro stanno compiendo i propri Cammini. “Sia fatta la Tua volonta’..” dice la preghiera e che questa frase possa risuonare nei cuori e nelle menti come un aiuto per imparare ad accettare il disegno divino, qualunque esso sia. La chiesa è addobbata in maniera sontuosa per celebrare un matrimonio a fine mattinata.

Dopo la colazione in albergo, una sciccheria con croissants freschissimi, ci incamminiamo per lo splendido Sentiero della Cappelle, una meravigliosa e scenografica Via Crucis, che si snoda lungo tutta la collina fino alla sottostante città di Varese. È da percorrere almeno una volta nella vita, per elevare lo spirito dalle miserie terrene.

A Varese facciamo una breve sosta giusto per farci apporre il timbro sulla credenziale, e proseguiamo in discesa tra boschi, campi, antichi lavatoi fino a Gornate Superiore all’Ostello del Pellegrino dove troviamo Mario che ci aspetta per mostrarci orgogliosamente l’accoglienza dell’Ostello. Nulla da invidiare a quelli più blasonati lungo il Cammino di Santiago, e per di più con tariffa a donativo. L’Ostello ha 14 posti letto ma stasera sara’ tutto a nostra disposizione.

Andiamo a cena all’Osteria Piccolo Stelvio dove possiamo gustare pizzoccheri e ganassino di maiale con un robusto vinello rosso e poi diritti a nanna, non che il paesino offra altri svaghi. Il freddo è pungente e anche l’Ostello ci sembra un confortevole rifugio. Domani andremo a Castellanza nel mezzo dell’hinterland industriale milanese ma che promette di offrirci altri insospettati scorci panoramici.

VFdL, Tappa 2b, 16 ottobre 2020, da casa a Santa Maria del Monte (Varese), 21.2km, 7.06h

Eccomi di nuovo in cammino sulla via Francisca dopo la lunga pausa dal 19 settembre fino ad oggi. Sono partito verso le 8 sotto un cielo grigio e con una temperatura proprio freddina per recarmi al rendez-vous con Luciano. Decido di tagliare per il bosco per evitare il traffico del mattino e per incontrare meno gente possibile. Già, la vera sfida di questo Cammino non sarà tanto la strada da percorrere fino a Pavia, di modesta lunghezza e quasi tutta in pianura, quanto il rispetto delle norme comportamentali per evitare contagi da virus, e contagiare gli altri a mia volta.

Il bosco è silenzioso e saturo di umidità e profumi di essenze sconosciute. Sento addosso l’euforia del viaggio che sto per intraprendere, anche se la meta di oggi non credo mi offrirà molte novità visto che ne ho già percorsi molti tratti durante le mie uscitine solitarie durante il periodo di lock-down.

Mi incontro con Luciano al posto prestabilito e ci incamminiamo di buon passo lungo la ciclabile del Lago di Varese per poi piegare decisamente verso il monte e raggiungere la chiesa della SS. Trinità di Gavirate. Da qui parte la salita per raggiungere il sentiero 10, che percorreremo per tutta la sua lunghezza fino a Velate. Lungo il sentiero vediamo la devastazione che le piogge torrenziali, i temporali e le burrasche di vento di fine settembre hanno lasciato sul versante meridionale del Campo dei Fiori. Vediamo anche resti di alberi carbonizzati residuo del colossale incendio del 2017 e trasportati a valle dalla furia della acque. Spettacolo che sgomenta e cupo testimonio di come sta cambiando inesorabilmente il paesaggio in seguito ai recenti cambiamenti climatici.

Ci sediamo su degli scalini nell’abitato di Velate per consumare un veloce pasto prima di inerpicarci per la stretta valle del torrente Bellone che ci condurrà alla nostra meta. Il disivello da superare è di circa 400 metri nel mezzo di un bosco di castagni calpestando castagne, ricci e foglie dorate. Per lunghi tratti, scalinate antiche in cemento ci spezzano le gambe ma ci consentono anche di procedere più speditamente.

Finalmente raggiungiamo l’abitato di Santa Maria del Monte e l’albergo sacro monte dove passeremo la notte. Il panorama è bellissimo anche grazie agli ultimi raggi di un sole morente che alla fine è riuscito ad avere la meglio sulle nubi.

La nostra camera è freddissima. I radiatori sono freddi e rimangono tali malgrado il frenico ruotare delle manopole di regolazione del termostato. Il proprietario si da da fare ma con scarsi risultati. Cerchiamo di rincuorarci con una cena nutriente e da un buon bicchiere di dolcetto praticamente abbracciati al radiatore della sala da pranzo, l’unico in grado di diffondere un tepore decente. Poi non ci rimane che infilarci sconsolati e vestiti nel letto sotto una montagna di coperte, confidando che domani sarà un giorno migliore.