Giorno 0, 13 giugno 2020, tappa di avvicinamento a Norcia in

La sveglia luminosa segna ancora le 4:33 ma mi sveglio all’improvviso. Mancano ancora due ore ma non riesco a riprendere sonno dopo una notte comunque agitata. L’ansia della partenza in treno, soprattutto dalla piccola stazione semi abbandonata del paese, dopo l’entrata in vigore delle misure restrittive anti-Covid è sorgente di varie perplessità: Partirà in orario? O addirittura ci sarà il treno? Sarà disinfettato? Questioni senza risposta e che in un certo qual modo, mi fanno ripensare alla viandanza pellegrina di secoli fa, quando uno si incamminava direttamente dalla soglia di casa seguendo vaghe indicazioni in direzioni indicate dai punti cardinali o dal sorgere del sole.

Faccio mente locale a tutti gli acciacchi dell’età che saranno miei compagni di viaggio, non invitati ma ben presenti con noiose richieste di attenzione. Nulla di cui lamentarsi veramente, ma onestamente ne farei volentieri a meno. Diciamo che nel marsupio ho ben due scatole di pastiglie per lenire i fastidiosi sintomi del logoramento delle giunture, e non aggiungo altro.

Esco di casa alle 7:14, il cancelletto pedonale fa un clic dietro di me e sono sulla strada. La temperatura è di 15 gradi ed il cielo continua ad essere nuvoloso a chiazze.

Arrivo alla stazione con buon anticipo per apprendere che, si il treno arriverà, ma con 10 minuti di ritardo. “Ecco, mi dico, lo sapevo!” Ora mi tocca trovare un altro modo per arrivare a Milano in tempo per salire sul prossimo treno che mi porterà fino a Roma. Poi mi rendo conto che l’unica vera soluzione è quella di rilassarsi e di lasciare fare a Dio… Per quanto mi riguarda, ho fatto la mia parte arrivando puntuale.

È incredibile: il sistema dei ritardi è così efficiente che riesco persino a prendere la coincidenza per Milano Centrale alla stazione di Rho-Fiera! L’appuntamento con Oscar è alle 9:30 in Centrale e arriverò con molto anticipo ma è meglio così. Ora sono sul secondo treno della giornata: ancora due treni più un autobus.

Parliamo di tecnologia on the road. Questa volta userò un Samsung A51 come interfaccia con il resto del mondo, almeno quello remoto. Speriamo che sia un compagno fedele e discreto e neanche tanto esoso in termini di consumo energetico. Ad ogni buon conto mi sono portato dietro un Power Bank con pannello solare, un altro Power Bank di emergenza, ed un alimentatore da rete con tre uscite USB, per caricare simultaneamente il telefono e le due Power Bank. In altri cammini precedenti avevo usato un HTC One (Santiago), un Lenovo (Rocamadour) e un Huawei (IC2C)…tutti di fascia media, sui 300€ o giù di lì. Li ho trovati estremamente affidabili ma forse  appena adeguati per la qualità delle foto. Ho scoperto infatti da poco la godibilità dei ricordi di viaggio sui fotolibri e mi sono subito entusiasmato. Soprattutto i viaggi lenti ti offrono notevoli punti di osservazione che una volta catturati sulla carta patinata sanno ridarti il sapore del momento anche a distanza di tempo.

Arrivo con notevole anticipo all’appuntamento con Oscar: ci salutiamo con un cenno nel rispetto del distanziamento sociale anche perchè lui si presenta vestito come un palombaro con visiera e mascherina di tutto rispetto.

Arriviamo a Spoleto e decidiamo di visitare la città in attesa della corriera che ci porterà a Norcia. Le persone con cui interagiamo, dal tabaccaio che ci vende i biglietti, ad una signora che ci dà spontaneamente delle indicazioni, ad una ragazza che mentre mangia una pizza, ci aiuta a decidere se andare su a piedi oppure prendere le scale mobili, sono tutte molto gentili e ospitali. Forse avremmo dovuto passare a Spoleto più tempo invece di proseguire subito per arrivare a Norcia in serata.

Facciamo qualche foto alla piazza del Duomo e poi ritorniamo alla fermata della corriera.

All’arrivo a Norcia ci attende un bell’acquazzone e pensiamo bene di farci venire a prendere dal gestore dell’ostello per portarci al sicuro, ma riusciamo comunque a bagnare tutto il bagnabile.

Ostello molto ruspante e gelido ma ci sembra comunque una reggia. Adesso cena, doccia e poi un sonno ristoratore.

Per il cammino di San Benedetto occorre prepararsi bene

Domani si parte. Obiettivo: percorrere a piedi il Cammino di San Benedetto, ovvero i 300 km che vanno da Norcia a Montecassino. Nulla di meglio, la sera precedente, che essere invitati a cena da Patrizia e Domenico. Questa potrebbe apparire una cosa banale da raccontare, è venerdì sera, no? Invece non è banale per niente perché siamo reduci da 3 mesi e 3 settimane trascorsi in quasi totale isolamento nella nostra casa di Bonassola in cima al monte dalla Caminà. Questo è quindi un evento straordinario, un ritorno ad una quasi normalità, la prima cena con amici da un giorno ormai lontano. Attorno all’ampio tavolo tondo siamo in sei disposti a coppie, dove ciascuna coppia è a un metro e mezzo dall’altra. Distanziamento sociale. Naturalmente tutto questo andrà presto a farsi benedire e riprenderemo le posizioni di sempre. Vale la pena di dire che dopo i consueti aperitivi Domenico serve un trionfale spaghetto alle vongole, seguito da una divina orata con patate al forno, il tutto innaffiato dal Friulano (un tempo Tocai) dell’amico Giovanni Foffani, vigne situate a Clauiano, a due passi dal confine sloveno. Poi fragole dell’orto con gelati di crema e torroncino. Che tripudio.

La mia preparazione è stata ottima. A casa anche lo zaino è pronto. Domani si parte!